martedì 9 dicembre 2008

DISSESTO IDROGEOLOGICO E SCEMPI AMBIENTALI IN CALABRIA - di Alessandra Massaro





Le immagini che vi presento parlano da sole, e la dicono lunga non solo sul dissesto idrogeologico che caratterizza in pieno la regione Calabria, ma anche sui “disastri ambientali” provocati dall’errata attività antropica.
Il dissesto idrogeologico, in Calabria come nelle altre regioni, è conseguenza della geologia “recente”, della morfologia, rappresentata per la maggior parte da zone montuose (2/3 dell’intera regione) che degradano rapidamente verso il mare, e di una rete idrografica molto fitta, i cui corsi d’acqua hanno prevalentemente carattere torrentizio (le famose “fiumare”) con un letto largo e ciottoloso, normalmente asciutte ma che entrano improvvisamente in piena durante i periodi di piovosità intensa.




L’aver autorizzato la sistemazione di un campeggio per moltissimi turisti tra cui anche persone disabili nel letto del torrente Beltrame a Soverato (Cz) (Fig. 1) ha comportato inevitabilmente, in seguito all’evento alluvionale verificatasi nel 2000, purtroppo 13 vittime e la distruzione delle strutture realizzate per il campeggio e di molti alberi. Tutto questo si poteva evitare!!!!!!




Altrettanto, il voler a tutti i costi continuare a costruire nella piccola frazione di Cavallerizzo di Cerzeto (Cs) (Fig. 2), ha portato nel 2005 i suoi abitanti a vivere l’incubo di veder franare il loro paesino, spazzato via dal corpo franoso, già cartografato negli anni ’60 e riattivato dalle piogge incessanti in quei giorni. La popolazione fortunatamente è riuscita ad evacuare la zona grazie all’attività di sorveglianza degli stessi cittadini che così facendo hanno evitato vittime.

Nel marzo 2005 a Scilla (Rc) in corrispondenza di una costa a picco sul mare un corpo franoso, attivato sempre in seguito a piogge intense, si è staccato dalla cima di una montagna e grandi tonnellate di terra e fango sono precipitati verso il mare. Il primo impatto si ha avuto con la rete autostradale, la statale tirrenica e ancora più giù con la ferrovia, a tal proposito un treno si è deragliato.

Nel luglio 2006 l’alluvione che ha colpito Vibo Valentia (Fig. 3) è un esempio di cosa possono comportare inadeguati interventi antropici sull’originario reticolo idrografico, apportando ristrezioni, deviazioni, ostruzioni di molti percorsi naturali, allo scopo di eseguire interventi di urbanizzazione, realizzare reti viarie che purtroppo intersecano il reticolo idrografico.
Con un sistema di drenaggio così inadeguato, deturpato dalla sua armonia originaria, era inevitabile di come l’evento alluvionale verificatosi, abbia favorito lo straripamento dei corsi d’acqua e conseguenze irreparabili sia sulle attività commerciali, che su molte abitazioni situate nei piani più bassi, praticamente allagate e non più agibili.

Questi 4 casi citati, primi di una lunga lista, forniscono un’idea della cruda realtà in Calabria, una realtà ambientale che dovrebbe essere diversa, tutelata sia per poter vivere in un ambiente sano nel rispetto della natura, degna di essere ammirata ma anche per preservarla alle generazioni future. Questa situazione non è esclusiva della Calabria (dove è esasperata in molti aspetti), in quanto apprendiamo giornalmente dai tg, che problematiche ambientali simili e “poco felici” si manifestano anche in altre regioni.

Fermare i dissesti idrogeologici non è possibile ma è possibile da parte degli uomini:
-far tesoro della memoria storica, in quanto in molte aree, dove oggi si manifestano dissesti,
molto probabilmente si sono verificati anche in passato;
-salvaguardare le aree a rischio, attraverso la redazione di piani di studi specifici (tra questi il
P.A.I.), per eseguire adeguati interventi di consolidamento a priori e non dopo che si sono
verificate catastrofi, preservando così luoghi suggestivi, tutelando le persone che vi abitano;
-non ostinarsi ad urbanizzare là dove la situazione è già compromessa dal punto di vista
idrogeologico.

Quello che viene sottratto all’ ambiente con modifiche brusche alla topografia dei luoghi, deviazione forzata dei corsi d’acqua ed utilizzo di questi come collettori fognari, costruzione all’interno di alvei, deforestazioni per poter realizzare centri abitati, reti stradali, gallerie prima o poi l’ambiente se lo riprenderà poco a poco a scapito nostro, lasciandoci anche una grande perdita dal punto di vista economico.

Alessandra Massaro - geologo - Calabria

martedì 18 novembre 2008

Comunicato del PRESIDENTE!

Ai membri del coordinamento nazionale
Ai responsabili territoriali
Ai simpatizzanti
Ai membri del comitato scientifico






La lunga marcia verso la terra promessa

Carissimi amici,
diceva Platone che il politico è il medico della società: se sarà un bravo o cattivo medico lo si vedrà dai risultati della sua terapia sul paziente e quindi dalla giustezza della sua diagnosi.
Se dovessi applicare questa categoria intellettuale ai nostri-nostrani e poco ruspanti politici italici si sarebbe portati ad affermare che le scuole di medicina funzionano male e che più che medici abbondano dei retori e sofisti della medicina. In tempi convulsi, complessi e contradditori, dove sembra che alla logica dei fatti sia stata sostituita la creatività dei non fatti, occorre essere astuti e scaltri, prudenti e diffidenti, attenti e riflessivi.
Una piccola per quanto determinata formazione culturale-politica, come la nostra, non si può concedere errori o distrazioni. E’ saggia regola di condotta sapere anche quando occorre aspettare, il che non vuole dire arrendevolezza o debolezza, ma bisogna mettere in soffitta il –tempo- ed attendere per ripartire.
In queste settimana il mio silenzio, non è stata una manifestazione di inazione o, di messianica attesa nel miracolo laico. Ho scrutato fra le pieghe della realtà politica per individuare il varco offertoci per proseguire il nostro cammino. Per non tediarvi eccessivamente preferisco ripartire il mio scritto in parti riguardanti il nostro scanzonato, impegnato, appassionato tentativo di dare soddisfazione alla nostra volontà politica.

Stato di avanzamento della nostra prima attuazione sul campo di una nuova cultura ambientalista.

Abbiamo finalmente avuto un riconoscimento della nostra nuova impostazione culturale, imperniata sul fare –dell’ambiente- una opportunità economica, occupazionale, turistica e contestualmente di recupero della memoria e identità storica di una comunità.
Il progetto – per un parco storico-culturale-letterario e fluviale sul fiume Tevere- è stato approvato.
Nei prossimi giorni, grazie alla collaborazione di alcuni membri del comitato scientifico del nostro movimento e con la disponibilità di altri tecnici che condividono pienamente la nostra idea, procederemo alla realizzazione del progetto attrattivo, grazie alla piena fiducia ed al mandato avuto dalla giunta comunale capitolina.
Si tratta di una visione che segna una netta discontinuità con la politica ecologica dei verdi e del centro-sinistra. Per la prima volta il fiume cessa di essere un semplice corso d’acqua da recuperare ecologicamente e riprende la sua anima profonda di una realtà compenetrata da storia, cultura, da innumerevoli vicende, che non hanno eguali per nessuno fiume del mondo. Era venuto il momento di rimettere al loro giusto posto tutti gli elementi che formano l’essenza di questo grande fiume, e di farlo tornare nuovamente protagonista storico-culturale e grande opportunità di offerta turistica mondiale.
Tale rinascita, se ci lasceranno fare, coinciderà con il riportare la vita sul fiume oltre che ridargli la salute biologica.
Per non dilungarmi, ecco la nostra sfida: fare del fine mancato da Rutelli e Veltroni (il risanamento del fiume) una condizione per una promozione turistico-culturale che arricchirà l’offerta turistica romana e italiana e contribuirà a rafforzare il ruolo di attrattore turistico del paese Italia. Per chi è interessato potremo far pervenire tutto il progetto nelle sue linee fondamentali.

Per il centro studi –ambientalisti liberal F.I. e A.N.

Nella precedente comunicazione vi avevo esposto la nostra proposta di un centro studi - per un concreto governo dell’ambiente- che doveva rappresentare uno strumento fondamentale per la crescita di una cultura e politica ambientale nel centro-destra. Avevo sottolineato il ruolo strategico che tale organismo dovrebbe svolgere, sia per veicolazione delle nostre idee nelle istituzioni parlamentari e nell’interfaccia con il Ministro dell’ambiente e per istaurare un rapporto continuativo con il mondo d’impresa.
Se tutto andrà bene, nei prossimi giorni, con una discreta tribolazione e una certa lentezza ( da non imputare a noi) il neonato organismo verrà alla luce e farà i suoi primi passi.
La sede sarà in via del Seminario nel cuore della cittadella politica e disporrà di una dotazione finanziaria che ci permetterà di insediare una segreteria a tempo pieno e predisporre il primo convegno programmatico “ sui rifiuti speciali pericolosi”. Chi ha seguito le nostre trasmissioni sul Canale della libertà, si ricorderà quella trasmissione incentrata sui rifiuti tossico nocivi, uno dei principali problemi ecologici e politici del nostro paese.
In coincidenza con il seminario dovremmo predisporre una nostra mobilitazione nazionale al fine di porre l’attenzione del parlamento, del centro-destra e del Paese su una vicenda che rappresenta il principale alimento per l’eco-mafia e in generale l’attività malavitosa.
Il secondo momento di confronto e proposta politica sarà legato al rapporto – turismo e ambiente- dove parchi e aree marine protette avranno un ruolo da protagonisti. E’ inutile nascondere che la messa in atto di questa idea rappresenterà un grande successo culturale e politico per la nostra piccola ma sagace formazione politica.

per fare della economia turistica la scelta strategica fondamentale nelllo sviluppo del paese.

La crisi finanziaria in atto, la recessione operante, le grandi trasformazioni economiche mondiali appena iniziate, che produrranno un nuovo assetto globale, contribuiranno a segnare nei prossimi mesi una fase non solo di congiuntura economica o di ristagno ma anche di trasformazione radicale dello scenario europeo, che vede il nostro paese in ritardo e in affanno.
Sappiamo come stiamo entrando dentro a questo radicale cambiamento, ma ignoriamo come ne usciremo.
Che pensare sia un esercizio difficile, lo sappiamo; che il mal pensare sia più facile che un saggio e sapiente articolarsi di idee fini e sagaci, ognuno di noi lo ha sperimentato, ma l’insipienza e il sonno della ragion creativa è inaccettabile. Siccome noi abbiamo tendenze goliardiche, anticonformistiche e siamo curiosi, ci siamo chiesti:
che cosa questo paese ha di ricchezza uniche e non riproducibili?
Risposta: le bellezze storiche, culturali, architettoniche, naturalistiche e paesaggistiche che l’attraversano dalla Trentino a Lampedusa.
Quale è la industria che ogni hanno cresce a ritmi elevati ? .
La risposta ci viene dalle statistiche redatte a livello internazionale e rimanda al turismo.
Pensate che nei prossimi anni, crisi a parte, solo in Europa si prevede l’arrivo di circa 600 milioni di turisti molti dei quali provenienti dalla Cina, India, Russia ecc. ecc.. Dato questa sanguigna premessa e costatato che i comparti tradizionalmente portanti della nostra economia –dall’edilizia, all’industria manifatturiera, all’agricoltura - sono in crisi e condannati a non reggere la concorrenza tradizionale allora si dovrà cercare dove strategicamente occorre investire risorse umane, creatività, inventiva, risorse economiche per fare una economia di sistema e la risposta se non si fosse cieche e sordi è già nei fatti: l’industria turistica.
Per giungere a questa ovvia conclusione deduttiva bisognerebbe rompere i vecchi modelli di pensiero economico e sostituirli con dei nuovi, quello che in gergo epistemologico si chiamano i – nuovi paradigmi- cioè un nuovo modo di pensare conforme ai mutamenti in atto.
Questo noi abbiamo fatto qualche mese fa e, armati di santa pazienza si è iniziato ad inoculare in rappresentanti istituzionali del centro-destra alcune ideuzze inerenti ad una grande scommessa: il futuro economico di questo paese deve vedere nella economia turistica la punta di diamante per compensare le inevitabili o poco evitabili cadute nei tradizionali ambiti produttivi.
Un primo risultato lo abbiamo ottenuto: la Brambilla è entusiasta delle nostre idee, nei giorni scorsi vi è stato un incontro con il suo staff che ha preparato quello con lei che si terra nei prossimi giorni.
Anche il nostro Tortoli condivide il progetto che dovrebbe essere inoltrato alla ermetica Ministra dell’Ambiente e del Territorio la on. Prestigiacomo. In cantiere è previsto un incontro con il Ministro dei Beni Culturali, il resto lo si vedrà.
Rimane fermo un punto, ancora una volta una proposta di ampio respiro e di lucidità strategica esce dal ventre del nostro piccolo movimento..

Il nostro avvicinamento al nascente P.D.L.

Pur se non credo che sarà facile, indolore e non privo di ostacoli (I segnali di questi giorni manifestano la complessità dei fattori in gioco e le diversità politiche, culturali, strategico organizzative intercorrenti fra F.I. e A.N.), per la nostra formazione l’entrata nel grande contenitore del P.D.L. è un passo obbligato.
Per dirla alla Montanelli, pur con riserve e ritegni non possiamo non percorrere questa strada, diversamente non avrebbe senso il continuare ad esistere come soggetto politico. Sospinto da questa convinzione nei giorni scorsi si è –finalmente – tenuto un incontro con il coordinatore di F.I. on. Verdini. All’appuntamento, preparato da Tortoli, e con la sua stessa presenza si è discusso della nostra entrata nel partito in formazione.
Verdini con una concretezza cristallina ha prospettato due alternative: la prima di essere accreditati come una piccola formazione politica e aggiungersi alle atre già presenti in quel fantomatico –parlamentino costituente- e la seconda, dato che siamo già federati a F.I. di fondersi in essa.
Lo stesso Verdini ci ha invitati a seguire la seconda opzione che ritiene più utile e forte per una nostra presenza incisiva; possibilità ove, lui stesso, svolgerebbe un ruolo di garante.( è ancor viva in noi la ferita prodotta dal comportamento di Bondi)...
Nel caso in cui avessimo scelto la fusione veniva messo a disposizione degli –ambientalisti liberal- il dipartimento nazionale denominato – turismo e ambiente-.
Pur con alcune situazioni caotiche lo stesso Verdini si impegnerà per l’inserimento dei nostri uomini nelle diverse situazioni territoriali dove noi siamo presenti. Dato la necessità di dare una rapida risposta, ho proceduto ad una riunione dell’ufficio di presidenza che ha convintamente optato per la fusione. Ho anche sentito il nostro Moretti come coordinatore del comitato scientifico e altri esponenti del movimento tutti concordi nella fusione. Nei prossimi giorni vi sarà quindi il secondo incontro con Verdini per definire i termini della nostra entrata. Gli Ambientalisti Liberal continueranno ad esistere come associazione ambientalista, quindi la nostra rete non si scioglie, come si sa la politica è il regno del possibile e le vie del Signore sono infinite.
Personalmente ritengo che questa scelta sia quella che ci permetta un peso maggiore nel nostro arduo compito di concepire e praticar la politica come il primato delle idee sulle stronzate. Credo comunque che sia importante che ciascuno esprima la sua opinione, approfittando di questa mailing-list o del nostro FORUM (http://ambientalistiliberal.blogspot.com/), dove in nostro coordinatore Moretti metterà copia di questa mia lettera.

Ultima cosa, a breve si terrà a Roma la riunione del nostro coordinamento politico allargato: stiamo aspettando la disponibilità di Verdini per definire la data.

Con affetto
Silvano Vinceti
14 novembre 2008

sabato 1 novembre 2008

a proposito di RADIOATTIVITA'

Salve amici ambientalisti, sono Alessandra Massaro dalla Calabria, geologo e menbro del comitato tecnico- scientifico degli Ambientalisti Liberal, coordinata egregiamente dal Dott. Geologo Moretti, conosciuto anni fa nell’ambito dell’Università della Calabria.
A gennaio di quest’anno sono venuta a Roma per confrontarci ognuno su varie tematiche.
A tal proposito ho esposto una mia breve relazione riguardante la problematica connessa alla radioattività ambientale, trattata da me in passato, all’ epoca come laureanda in Scienze Geologiche. L’argomento, nell’ambito dell’incontro tenutosi a Roma, ha suscitato molto interesse e curiosità, per cui desidero, a tal proposito, fornire un piccolo contributo al forum.

La radioattività naturale ci riguarda da vicino.
Ignorare il problema, come fatto in passato, non è la soluzione per nessuno!
A tal proposito, qualcuno mi ha detto che” il problema richiede soldi per affrontarlo, cosa, pertanto, che ha trovato grandi applicazione solo in Paesi come gli U.S.A.”. Una cosa è certa: gli americani non sono più intelligenti di noi ma hanno la fortuna di vivere in una Paese con grandi potenzialità dove la ricerca scientifica, sostenuta da una sana politica, trova i fondi necessari per poter esprimere al meglio le proprie tematiche. Basti pensare alla vasta campagna di indagini di carattere geofisico- ambientale eseguita negli anni’ 90 negli U.S.A. mirata non solo alla distribuzione degli elementi radiogenetici nelle rocce e nei suoli, ma anche a conoscere i valor idi radiazione emessa tramite aero- spettrometria gamma e misure d i radon nelle abitazioni.

A mio avviso, e lo dico per chi ancora fosse scettico, la radioattività non è un capriccio da sostenere ma è realmente un problema ambientale, prima tra tutti sanitario, che può compromettere la salute delle persone che vivono in aree geologicamente a rischio, come in presenza di rocce ignee e metamorfica: scisti, gneiss, tufi, vulcaniti in genere, ma anche calcari ed argille.

Radioattività non significa solo centrali nucleari e bombe atomiche. Tutti noi siamo continuamente colpiti da radiazioni naturali, infatti anche nel nostro appartamento, x es. ogni giorno respiriamo radon: gas radioattivo, che nasce dall’uranio 238, un componente della crosta terrestre. Il gas radon si trova ovunque: in aria, nelle acque dei torrenti, laghi, nelle falde acquifere ed in minima parte anche nei materiali da costruzione.

Da misure eseguite negli U.S.A. negli anni ’90 risultavano i seguenti valor idi radioattività:
Nell’atmosfera intorno a 0,2 pCi/l
Nelle abitazioni 1- 2 pCi/ l
Nell’aria presente nei pori del suolo 20- 30 pCi/l - a più di 100.000pCi/l.
Questi valori indicano come la concentrazione maggiore di radioattività provenga dai suoli, testimonianza diretta delle rocce sottostanti e quindi connessa alla realtà geologica del luogo.

1pCi è equivalente al decadimento di 2,2 nuclidi radioattivi al minuto

Se il terreno è ricco di uranio e permeabile, il gas radon può penetrare nei piani più bassi delle abitazioni e, in mancanza di un sufficiente ricambio d’aria, accumularsi. Il vero problema è dato dai suoi “figli”, ossia isotopi, che essendo elementi solidi, si attaccano facilmente al pulviscolo atmosferico e se inalati dall’uomo possono comportare conseguenze irreparabili a livello bronco- polmonare.
Attualmente quali sono le concentrazioni di radon nelle regioni italiane?
Da dati estrapolati da Internet, i valori medi di concentrazione radon (espressi in Bq/m3) nelle regioni italiane sono i seguenti:

REGIONE
Concentrazione media Rn-222 (Bq/m3)
Valle d'Aosta 44 ± 4
Piemonte 69 ± 3
Lombardia 111 ± 3
Veneto 58 ± 2
Friuli Venezia Giulia 99 ± 8
Liguria 38 ± 2
Emilia Romagna 44 ± 1
Toscana 48 ± 2
Umbria 67 ± 5
Marche 29 ± 2
Lazio 119 ± 6
Abruzzo 60 ± 6
Molise 43 ± 6
Campania 95 ± 3
Puglia 52 ± 2
Basilicata 30 ± 2
Calabria 25 ± 2
Sicilia 35 ± 1
Sardegna 64 ± 24
VALORE MEDIO NAZIONALE (pesato per la popolazione regionale)
70 ± 1



La media delle concentrazioni di radon nelle regioni italiane varia in pratica da 20 a 120 Bq/m3 .

Il Becquerel (Bq) rappresenta l’attività di una sorgente radioattiva in cui avviene una disintegrazione al secondo. Quindi, per es. una concentrazione di 100 Bq/m3 significa che 100 atomi si disintegrano ogni secondo in 1 m3 di materiale o ambiente interessato.
1 Ci = 3.66 x 1010 Bq

In Italia non c'è ancora una normativa per quanto riguarda il limite massimo di concentrazione di radon all'interno delle abitazioni private. Si può fare riferimento ai valori raccomandati dalla Comunità Europea di 200 Bq/m3 per le nuove abitazioni e 400 Bq/m3 per quelle già esistenti. Una normativa invece esiste per gli ambienti di lavoro (Decreto legislativo n° 241, del 26/05/2000) che fissa un livello di riferimento di 500 Bq/m3. Per le scuole non vi sono indicazioni ma si ritiene per il momento di poter assimilare una scuola ad un ambiente di lavoro.
Molti paesi hanno adottato valori di riferimento più bassi: Stati Uniti: 150 Bq/m3, Regno Unito: 200 Bq/m3 , Germania: 250 Bq/m3 La Svizzera ha invece optato per un valore limite prescrittivo di 1000 Bq/m3 e un valore operativo (raccomandato) di 400 Bq/m3, mentre le scuole, per la presenza di bambini e giovani, sono state considerate alla stregua di locali abitativi.

Per gli ambienti residenziali e le acque destinate ad uso potabile esistono raccomandazioni della Comunita' Europea: rispettivamente la 143/90 e la 928/2001. In quest’ultima si consiglia, per quanto concerne l’acqua potabile, di intraprendere delle azioni correttive nel caso si superi un livello limite di 1000 Bq /litro.

Alessandra Massaro - Geologo

venerdì 10 ottobre 2008

Discarica di Pianura: pericolosa e da bonificare.

Ha sbagliato chi ne ha proposto la riapertura.
Tra dicembre 2007 e gennaio 2008 la città di Napoli è stata sconvolta dalla nota e gravissima crisi ambientale caratterizzata da cumuli di rifiuti accatastati lungo le strade e ripetutamente dati alle fiamme nottetempo da mani ignote, da manifestazioni di cittadini che si opponevano alle decisioni del Commissario Straordinario all’emergenza rifiuti, il Prefetto Pansa, che intendeva riaprire la discarica di Pianura e attivare siti per lo stoccaggio dei rifiuti imballati in una cava a 300 metri dalle piste dell’aeroporto di Capodichino e in pieno centro abitato nell’ex Manifattura Tabacchi, nella parte orientale della città. Come mai ci fu la crisi? Perché Pansa (Commissario di Governo da luglio a dicembre 2008) non ha attuato quanto previsto dal DL n. 61 del 11 maggio 07 (trasformato nella legge 87 del 5 luglio/07) che prescriveva la costruzione di 4 discariche per chiudere definitivamente l’emergenza rifiuti in Campania. A fine anno ha proposto siti non idonei in Napoli e nella Regione (ad esempio Morcone, Carinola, Pignataro Maggiore, Padula) che hanno sollevato malumori e dimostrazioni. Il risultato è stato che i mass media hanno diffuso l’immagine di una Campania definita terra di rivoltosi e malavitosi che aizzavano scontri sociali provocando pericolo per l’ambiente e per la salute. Proprio le prerogative necessarie per prorogare lo stato d’emergenza e quindi il Commissariato di Governo, come indicato nell’ordinanza di nomina di De Gennaro dell’11 gennaio 2008. Finora nessuno si è preoccupato di chiarire perché Pansa non abbia attuato la legge 87/07, perché non sia stato richiamato e perché abbia fatto proposte non idonee facendo aggravare la crisi ambientale. Ai primi di gennaio 2008 a Pianura nell’ambito delle civili proteste dei cittadini ci sono stati scontri tra “gruppi organizzati” e forze dell’ordine in relazione ai quali nei giorni scorsi sono stati arrestati anche due consiglieri comunali. Verso metà gennaio 2008, in base ai dati ufficiali, è cominciata ad emergere la situazione ambientale della di Pianura attiva per circa 41 anni (da metà anni 50 fino a tutto il 1995) e chiusa il 4 gennaio 1996 dal Commissario di Governo prefetto Umberto Improta. Nella discarica, fino al 1982, sono stati accatastati da 20 a circa 30 milioni di metri cubi di rifiuti direttamente sul suolo; dal 1984, circa 15-20 milioni di metri cubi di rifiuti sono stati accumulati nella discarica dotata delle impermeabilizzazioni imposte dalla legge. La discarica si è sviluppata su circa 70 ettari e lo spessore medio dei rifiuti accumulati si aggira tra i 60 e 70 metri. Ne discende che il volume complessivo dei rifiuti accumulati nei 41 anni di attività può variare da 40 a 50 milioni di mc. Risulta ufficialmente che i rifiuti accumulati contengono Rifiuti Speciali e Rifiuti Tossici e Nocivi (RS e RTN) per un valore pari al 23% del totale di RSU smaltiti; fanghi assimilabili per un valore pari al 5-10%. Inoltre, fino al 1993 la discarica ha anche ricevuto rifiuti ospedalieri. A questi si aggiungono i rifiuti pericolosi sversati illegalmente come riscontrato da indagini della magistratura napoletana. La mancanza di protezioni alla base dei rifiuti ha provocato la dispersione di percolato nel sottosuolo e l’inquinamento della falda come evidenziato da varie analisi. Accertata la pericolosità, la discarica è stata messa sotto sequestro dalla Magistratura di Napoli all’inizio del corrente anno. Nella primavera 2008 l’area è stata poi inserita dal Ministero dell’Ambiente tra i siti inquinati d’interesse nazionale per effettuare interventi di bonifica e risanamento. Le indagini eseguite nell’ex manifattura Tabacchi hanno evidenziato un grave inquinamento del suolo e della falda per cui il sito è stato abbandonato. Anche per gli altri siti sopra citati proposti da Pansa le indagini effettuate durante le manifestazioni dei cittadini hanno messo in luce la loro non idoneità. In conclusione, avevano ragione i cittadini a sostenere che i siti non erano idonei e a manifestare, con le civili proteste, per fare “rinsavire” il Commissario di Governo. Ritorniamo ad oggi e al problema di Pianura: va chiarito bene che la protesta civile dei cittadini è servita ad evidenziare la pericolosità della vecchia discarica, la non idoneità del sito e il suo inserimento tra quelli inquinati di interesse nazionale da bonificare. Altra cosa sono le violenze attuate da “gruppi organizzati”. Riepilogando, i passi salienti della vicenda Pianura sono i seguenti: 1- il Commissario di Governo Pansa non ha realizzato le discariche previste dalla legge 87 del 5 luglio 2007 (tra cui Savignano Irpino e S. Arcangelo Trimonte, attuate poi con un anno di ritardo da De Gennaro, che da maggio 2008 stanno smaltendo i rifiuti campani); a fine 2007 ha proposto la realizzazione di discariche in siti non solo non previsti dalla legge ma anche non idonei tanto è vero che sono stati abbandonati.; 2- E’ accertato che il Commissario di Governo ha sbagliato proponendo un sito non idoneo (Pianura) e che la sua proposta ha sollevato le proteste dei cittadini che manifestavano per farne riconoscere, motivatamente, la pericolosità e la non idoneità. In conclusione si può ribadire che il Commissario di Governo aveva sbagliato ad indicare un sito non idoneo e che hanno sbagliato i “gruppi organizzati” che hanno arrecato danni alla pubblica e privata propietà. Le forze dell’ordine sono intervenute per attuare la riapertura della discarica di Pianura secondo l’ordine di Pansa. L’esecuzione di tale ordine, imposto senza una preventiva istruttoria tecnica e sostanzialmente “sbagliato”, avrebbe aggravato l’inquinamento ambientale dell’area. E’ da sottolineare che continua a sbagliare, oggi, chi dimentica il reale svolgimento dei fatti e tenta maliziosamente di criminalizzare anche le manifestazioni motivate e documentate dei cittadini di Pianura. Anche in altre zone vi sono ubicazioni di discariche in siti non idonei e cittadini che cercano di mettere in evidenza le scelte sbagliate, tecnicamente e ambientalmente, fatte dal Commissario di Governo. Lo scandalo rifiuti, che l’Istituzione del Commissariato di Governo non ha debellato in oltre 14 anni di costosa e stranamente inefficace gestione, non si risolve criminalizzando indiscriminatamente i cittadini che manifestano e che hanno già evitato vari errori e danni ambientali; si deve agire sulla pianificazione democratica e concertata e non “dittatoriale” del ritorno alla normalità.
Prof. Franco Ortolani, Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico II
9 ottobre 2008

lunedì 18 agosto 2008

Rifiuti in CAMPANIA- il Peccato Originale



Tutte le ordinanze del Presidente del Consiglio e del Commissario di Governo di turno relative all'emergenza rifiuti iniziano sempre con la frase "Visto l?art. 5 della Legge 24 febbraio 1992, n. 225.......".
Anche la n. 3639 del 11 gennaio 2008 "Disposizioni urgenti per fronteggiare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e per consentire il passaggio alla gestione ordinaria" con la quale è stato nominato Commissario di Governo il Dr. De Gennaro si basa sulla legge n. 225 "Istituzione del servizio nazionale della protezione civile" che ha come fine la tutela dell'integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi.
Si evince che l'emergenza rifiuti degli ultimi 14 anni si è basata sulla continua persistenza dello Stato di emergenza nel territorio regionale che ha autorizzato il Presidente del Consiglio dei Ministri di turno a ricorrere al potere di ordinanza avvalendosi di commissari delegati ai quali sono stati conferiti poteri straordinari da usare in deroga alle leggi vigenti, come risulta dalle varie ordinanze emesse nelle quali sono contenute le indicazioni delle principali norme a cui si poteva derogare con le debite motivazioni.
Si sottolinea che solo se si verificano le condizioni previste all'articolo 2, comma 1, lettera c della legge 225 (tutelare la integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi), il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, può deliberare lo stato di emergenza, determinandone durata ed estensione territoriale in stretto riferimento alla qualità ed alla natura degli eventi.

Riflettendo scientificamente su quanto accaduto, si prospettano due soluzioni.
- Una prima soluzione, buonista, impone di credere che per 14 anni lo Stato Italiano, impiegando poteri speciali, non sia riuscito a risolvere il problema della raccolta e smaltimento dei rifiuti in Campania. Ciò sarebbe stato possibile solo se i poteri speciali fossero stati sistematicamente attribuiti da Presidenti del Consiglio dei Ministri incapaci di controllare l'operato delle persone, di loro fiducia, rivelatesi sempre assolutamente non idonee a risolvere l'emergenza rifiuti.
- Un'altra soluzione, sconcertante, si basa sulla possibilità che si sia fatto un malizioso e improprio uso del contenuto della legge 225 del 1992 per ottenere benefici a scapito dei cittadini campani. In particolare sarebbe stato artatamente mantenuto in vita uno stato di emergenza con la conseguente necessità di intervenire con poteri speciali.

Gli avvenimenti degli ultimi mesi forniscono dati per un serio ragionamento teso a definire il quadro nel quale si sta concludendo la disastrosa emergenza rifiuti, ormai diventata scandalo rifiuti.
Il 5 luglio 2007, nel pieno dell?ennesima crisi ambientale con i rifiuti accumulati lungo le strade sistematicamente incendiati da ignoti, è stata emanata la legge n. 87 che doveva salvare definitivamente la Campania in quanto conteneva l'individuazione delle discariche da realizzare tassativamente. Il Prefetto Pansa ha sostituito il Dr. Bertolaso come Commissario di Governo con il dovere di attuare la legge n. 87.
Per sei mesi Pansa non ha attuato la legge e alla fine del 2007 ha proposto vari siti da usare come discariche. Molti siti, considerata la loro reale improponibilità ambientale, sembra che siano stati indicati più per provocare le reazioni dei cittadini in modo da creare tensioni sociali e gravi situazioni emergenziali nel territorio regionale.
La conseguente crisi ambientale regionale è ancora attualmente molto seria ed ha determinato consistenti ripercussioni sull'assetto socio-economico. Rileggendo l'ordinanza n. 3639 dell?11 gennaio 2008 con la quale è stato incaricato il Dr. De Gennaro si riscontra che la sua nomina si fonda sulla estrema gravità della situazione emergenziale in atto, tenuto conto delle tensioni sociali che impediscono la localizzazione degli impianti a servizio del ciclo di smaltimento dei rifiuti con riflessi dannosi di portata imprevedibile per la salute delle popolazioni della regione, e la conseguente necessità di procedere immediatamente allo smaltimento dei rifiuti giacenti o comunque sversati sulle strade e nei territori urbani ed extraurbani
Circostanza veramente singolare dal momento che il suo predecessore si è ben guardato dall'attuare la legge 187 che avrebbe evitato la crisi ambientale e socio-economica; in altre parole, la crisi si è aggravata in seguito alla non attuazione della legge 187 emanata proprio per salvare la Campania dall?emergenza rifiuti.
Il Dr. De Gennaro, in questi giorni, sta cercando di iniziare a realizzare le discariche che doveva costruire Pansa ben nove mesi fa.
Certamente l'inattività di Pansa è stata la causa dell'estrema gravità della situazione emergenziale senza la quale non si sarebbe potuto nominare un nuovo Commissario Governativo che con nuovi poteri speciali sta regolarmente procedendo ad affidare incarichi per la costruzione di nuove e costose opere, sempre in deroga alle leggi che regolano gli appalti di opere pubbliche.
Appare preoccupante che tale anomala situazione, negli ultimi 14 anni, non sia stata rilevata e fatta chiudere dai parlamentari (tra i quali vi sono stati eminenti avvocati e giuristi) e che nessuna Istituzione Locale della Campania abbia rivendicato la restituzione dei poteri per risolvere definitivamente lo scandalo rifiuti.
Tanto per cominciare, la legge 225 del 1992 va subito modificata introducendo il limite massimo della durata dello stato di emergenza che non può perdurare per più di 6-12 mesi.
La fiducia dei cittadini va riconquistata anche con questi atti.
Dopo oltre 14 anni di inconcludenti azioni attuate da vari commissari di governo è evidente che in Campania si è giunti ad una spregiudicata istituzionalizzazione dello stato di emergenza ambientale.

Analizziamo scientificamente i dati disponibili.
In questi anni di "emergenza-scandalo rifiuti" si è ben delineata la seguente filiera.

- C'è chi ha finanziato profumatamente le strutture commissariali, le opere finora realizzate, i trasporti e smaltimenti di rifiuti vari in Campania, fuori regione e all'estero. E' evidente che le risorse finanziarie utilizzate sono risorse pubbliche e sono state alimentate dalla tassazione dei cittadini. Quindi i cittadini sono i finanziatori che hanno sostenuto il proliferare di tutto quanto ha girato attorno ai commissari di governo nominati dai governi nazionali finora succedutisi ed espressione di varie coalizioni politiche.

- C'è chi ha comandato e chi ha eseguito.
Il fatto che dopo oltre 14 anni di costosi interventi che non hanno risolto il problema rifiuti in Campania e che i governi non abbiano mai fatto chiarezza sulle cause che impedivano la risoluzione dell'emergenza, reiterando ciecamente gli incarichi a vari Commissari straordinari, può essere attribuito solo al fatto che i governi hanno obbedito a dei comandi imposti da chi aveva forti interessi a mantenere attiva una situazione in grado di facilitare notevoli guadagni.

- C'è chi ha guadagnato.
Il flusso di risorse finanziarie pubbliche ingoiato dall'emergenza-scandalo rifiuti è stato consistente. Sono stati realizzati impianti che dovevano essere Cdr e che invece sono dei tritovagliatori che non hanno prodotto ecoballe con i requisiti imposti dalla legge vigente. E' in via di ultimazione l'inceneritore di Acerra in un sito già attualmente inquinato oltre i valori previsti dalla legge. Sono state realizzate discariche per accumulare rifiuti tal quale prodotti fuori legge dagli impianti definiti Ex CDR dallo stesso Commissario di Governo e dai NOE.
Tutte le operazioni connesse all'emergenza rifiuti sono state eseguite da imprese che hanno utilizzato migliaia di persone e tratto notevoli guadagni. Naturalmente vi è riconoscenza da parte di tutti i beneficiati verso coloro che hanno permesso, in vario modo, i guadagni.

- C'è chi rischia.
Rivedendo le cronache degli anni di emergenza rifiuti si evidenzia che gravi inquinamenti ambientali, nelle aree urbane nelle quali i rifiuti giacevano per lunghi periodi e spesso venivano incendiati nelle strade, e nelle discariche eseguite spesso in siti non idonei determinando inquinamento del suolo e delle acque superficiali e sotterranee (ad esempio a Lo Uttaro vicino a Caserta e a Basso dell'Olmo sul fiume Sele) hanno sempre accompagnato l'attività commissariale. Tali evidenti situazioni di inquinamento ambientale hanno ripetutamente determinato la diffusione a scala mondiale di un'immagine regionale squallida con conseguenti danni economici per le attività turistiche ed agricole e produttive in genere.
I cittadini campani sono stati sottoposti per lunghi anni a ripetute situazioni di rischio sanitario e non hanno goduto del diritto alla salute previsto dall'articolo 32 della Costituzione Italiana.

L'approccio scientifico applicato all'analisi dell'emergenza-scandalo rifiuti mette spietatamente in evidenza che i cittadini campani stanno ancora finanziando la loro autodistruzione. E' singolare che gli stessi cittadini campani hanno finanziato le attività dei Commissari di Governo le cui azioni, di fatto, non solo non hanno garantito la risoluzione del problema rifiuti ma hanno consentito notevoli guadagni per realizzare interventi che hanno incrementato il rischio per la salute e il rischio di inquinamento irreversibile per le risorse ambientali e naturali autoctone.

Franco Ortolani
Ordinario di Geologia
Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio
Università di Napoli Federico II
per ulteriori articoli sull'argomento del prof. Franco Ortolani: http://www.ambientalistiliberal.org/discuss.htm

martedì 12 agosto 2008

dove (quando...) abbiamo sbagliato???

Carissimi,
permettetemi di prendere spunto dal problema dei rifiuti, in Campania ma non solo, per una riflessione:
è mai possibile che noi esseri umani, autodefiniti "Homo sapiens", dopo un milione di anni di evoluzione per sviluppare un cervello di altissima capacità ed intelligenza, sembriamo fare del nostro meglio per comportarci come dei perfetti imbecilli?

In due anni il prezzo del petrolio è triplicato, ma abbiamo il problema di dove buttare i rifiuti urbani, che sono costituiti per la maggior parte proprio da petrolio?
Ed ancora, tanta intelligenza, tanta scienza e tanto studio, per produrre un materiale praticamente perfetto, economico, versatile, che può essere resistente come l’acciaio o malleabile come la creta, poroso come il sughero od impenetrabile come il vetro…. la PLASTICA insomma… e lo usiamo per fabbricare cose da gettare via dopo il primo uso???
Il petrolio manca, ma lo usiamo per trasportare l’acqua dal Monviso fino in Sicilia, e dall’Aspromonte fino a Venezia….
Ha un senso tutto ciò??

Evidentemente la logica ci darebbe una risposta negativa: è evidente che in qualche momento della nostra storia abbiamo sbagliato strada, e ci siamo infilati in un vicolo storto!

Allora, DOVE, anzi, QUANDO abbiamo sbagliato??

Probabilmente quando eravamo ancora uomini “primitivi” e ci nutrivamo di frutti della natura, raccogliendoli e cacciando come una qualunque altra specie nell’equilibrio del Pianeta.
Chissà perché nell’immaginario popolare, ma anche da scienziati e religiosi, i poveri cacciatori-raccoglitori del Paleolitico sono stati sempre descritti (e raffigurati) come umanoidi ignoranti vestiti di pelli che conducevano una vita miserevole, tormentati dal freddo, dalla fame e dalle malattie.

In realtà, e l’esempio lo abbiamo ancora oggi dalle popolazioni boscimani dell’Africa del sud o dagli ultimi aborigeni della Nuova Guinea, i cacciatori-raccoglitori (Neandertal. Cro-magnon ecc.) conducevano una vita da signori.
In media, l'attività di raccolta del cibo occupava 4-6 ore al giorno, lasciando tutto il tempo libero per attività sociali e culturali, trasmesse prevalentemente dalla tradizione orale, ma anche dalla pittura e dalla scultura.
L'organizzazione sociale era basata sulla TRIBU', un raggruppamento limitato di nuclei familiari (Clan) legati da vincoli di sangue, dove tutti si conoscevano e le decisioni venivano prese collegialmente (i vecchi erano solo i più saggi, NON i capi).
L'alimentazione era completa e ricca, e le condizioni sanitarie eccellenti; del resto, quando un accampamento stagionale era sporco od inquinato, bastava spostarsi in uno nuovo...
L'altezza di Cro-Magnon era di circa 1.70 cm, e la vita media di oltre 60 anni: condizioni che saranno recuperate solo nel secolo scorso dopo 10.000 anni dalla scoperta dell’agricoltura.
La popolazione del Pianeta (qualche centinaio di migliaia di individui tra Africa, Asia ed Europa) era stabile poiché, essendo nomadi, una madre non poteva avere un secondo figlio fino a quando il precedente non fosse in grado di camminare dietro il gruppo (4-5 anni), e d’altro canto una prole molto numerosa non era di nessuna utilità al gruppo.
Infine, non esisteva la proprietà privata, perchè era più comodo scheggiare nuove pietre al momento del bisogno piuttosto che portarsele dietro durante gli spostamenti stagionali.

Circa 10.000 anni fa invece, con il Neolitico e l’inizio delle prime pratiche agricole, alcuni gruppi divennero sedentari, preferendo raffinare ed incrementare attraverso la tecnologia le proprie fonti alimentari piuttosto che spostarsi secondo le esigenze stagionali; la disponibilità di cibo divenne in brevissimo tempo enormemente maggiore e lo stesso territorio, trasformato in colture agricole, poté sostenere un numero molto maggiore di persone.
Gli strumenti in pietra ed osso divennero più raffinati e costosi, spesso tramandati da padre in figlio poiché non sempre vi era materia prima nelle vicinanze delle aree coltivabili.
Le tribù si stabilirono in luoghi pianeggianti ed in genere paludosi (l'irrigazione venne scoperta solo 5.000 anni dopo!) e si trasformarono rapidamente in potentati e poi in città-stato, e conseguentemente nacque l’esigenza di un’organizzazione sociale per la difesa del territorio, la distribuzione delle risorse e la garanzia della proprietà privata.
Con il continuo aumento della popolazione residente le falde acquifere e le paludi si inquinarono rapidamente, sia a causa dei rifiuti e degli escrementi, sia degli animali addomesticati con cui gli agricoltori erano costretti a convivere; si diffusero malattie e parassiti, la dieta divenne monotona e basata prevalentemente su cereali per la maggior parte delle persone. Come contropartita, le donne poterono (e dovettero…) partorire un figlio ogni anno per tutta la loro breve vita, perchè questi erano forza-lavoro agricola ed indice di successo sociale del capofamiglia.

Come risultato, a statura si ridusse a circa 120 cm, la vita media non superava i 30 anni, le lacune dentarie (cioè i denti persi, che sono indice di buona o cattiva alimentazione) passarono da 2 in Cro-Magnon a 12 -14 negli agricoltori neolitici.
Solo la popolazione aumentò vertiginosamente fino a 1000 volte quella originaria (da qualche centinaio di migliaia a qualche centinaio di milioni..) ed incominciarono i primi disastrosi effetti sull'ecosistema del Pianeta…. se siete capaci, immaginatevi un poco cosa potrebbe succedere se nell’arco di poche generazioni tutti gli uccellini di un bosco divenissero mille volte più numerosi!!

Ma come fecero i primi agricoltori, se erano così miserabili, a vincere la loro battaglia contro sovrappolazione, denutrizione, inquinamento e malattie, ed alla fine a soppiantare i robusti cacciatori di Cro-Magnon??

La risposta sta in una serie di "invenzioni strategiche", che permisero loro di adattarsi all'ambiente, una specie di "evoluzione delle conoscenze", basata su cambiamenti culturali piuttosto che fisici.
Tra queste, sorprendentemente, le più importanti dopo il fuoco (già vecchio di 500.000 anni..) e la ruota (Atzechi ed Incas non la scopririno mai..) sono la BIRRA ed il VINO.

L’invenzione della BIRRA, (cioè della macerazione-fermentazione in acqua di cereali) permise di abbattere drasticamente la carica batterica delle acque dei siti paludosi ed inquinati, e nel contempo di fornire all'alimentazione vitamine, lieviti e proteine per integrare le diete vegetariane; fino al secolo scorso nel nord Europa, la birra era considerata come alimento, non come bevanda. Senza birra, probabilmente, le comunità agricole neolitiche avrebbero fatto poca strada....

Diversa, molto, la storia del VINO.
A differenza della birra infatti, la quale poteva essere prodotta in qualsiasi momento dell'anno, il vino era legato alla stagione: in mancanza di bottiglie bordolesi, tetrapak e tappi a corona, doveva essere consumato in breve tempo, ed anche il potere nutritivo era molto inferiore. Tuttavia, come anche molti animali sanno, non sfuggì agli uomini il piacere dell'ebrezza, che tra l'altro stimolava il desiderio sessuale.
L'uva veniva quindi raccolta e fermentata in grandi vasche, quasi sempre poste in posizione dominante-sacra, e consumata in cerimonie collettive che, come potete immaginare, finivano sempre in riti dell'accoppiamento.
Il che era una cosa importantissima, se facciamo un poco di conti: fine agosto, + nove mesi, permetteva di sincronizzare le nascite all'inizio dell’estate, momento più idoneo alla sopravvivenza dei piccoli, quando il cibo è abbondante e le donne non ancora impegnate nella raccolta delle messi. E per trovare il momento ottimale per le varie pratiche, bisognava imparare a guardare le stelle, ed a conoscere le stagioni.

Così, se dalla Birra è nata la Tecnica, dal Vino la Scienza e la Magia.... tutto ha una logica stupenda su questo meraviglioso Pianeta...
se solo riuscissimo a conservarlo in buone condizioni ancora per qualche generazione!!!

Antonio Moretti - Coordinatore comitato tecnico-scientifico
Ambientalisti Liberal

mercoledì 16 luglio 2008

dal Veneto: UN PROGETTO PER L'AMBIENTE




mi presento:
sono Nedda Gilè, e sono presidente del New Frontiers Club, nato agli inizi degli anni '90 a Milano, dove ci siamo occupati prevalentemente di divulgazione ambientale, con lo stesso spirito del vostro movimento. Dopo una breve pausa a causa del trasferimento, abbiamo deciso di riattivare il club nel Comune di San Michele al Tagliamento (Ve), dove uno dei nostri soci fondatori ha messo a disposizione la sua casa rurale e un campo agricolo.
Abbiamo quindi deciso di realizzare un progetto di tipo naturalistico convertendo il campo agricolo in un parco botanico per scopi didattici. Ora abbiamo bisogno di collaboratori competenti che ci aiutino ad attuare questo progetto.

Il motto di questo progetto è: Per la salvaguardia della flora autoctona nelle zone rurali, per la riconversione dei campi a zona naturale, e per la ripopolazione degli insetti e altri animali, ormai scomparsi dal ciclo biologico.

Questo perché stiamo assistendo - nonostante il PAT - allo scempio di questa zona, coltivata a mais e soja per le bioenergie, malgrado qui la terra fertile sia speciale per i famosi asparagi bianchi di Bibione e il radicchio rosso e per i vitigni e altro.

Purtroppo i politici non se ne curano, sebbene vi sia la presenza di un senatore della commissione agricoltura che abita in questa zona!
Noi vorremmo poter sensibilizzare gli abitanti di questo Comune, che sono prevalentemente contadini che - proprio per questo - possono tutelare l'ambiente pur traendone dei benefici economici.

Il progetto nasce dalla disponibilità del terreno, di proprietà di uno dei soci fondatori e dal desiderio di dare l'esempio di come si può convertire un campo agricolo in ... qualcosa di meglio, nella speranza che altri vicini ci possano imitare.

Questa zona è sottoposta al P.A.T e perciò dovrebbe avere delle zone di rimboschimento per interrompere i tanti campi coltivati, soprattutto lungo il fiume e nella zona abitativa.
Come si può vedere dal progetto e dalle foto che allego, vorremmo creare il parco con piante autocnone e dedicare uno spazio per la sede del Club sistemando uno chalet alimentato a energia solare. L'optimun sarebbe di non utilizzare assolutamente materiale edilizio.

Chiedo perciò: c'è qualche esperto nel Movimento che ci possa dare dei consigli sia di carattere botanico che solare?

Vi ringrazio e vi saluto.
Nedda


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Cara Nedda,
passo il tuo progetto a tutto il gruppo, perchè sono sicuro che sarà letto con piacere.

per quello che mi riguarda, Io non sono un botanico (lo è mia madre) ma la passione "verde" mi ha da sempre portato ad approfondire l'argomento. in particolare, da geologo quale sono, mi ha sempre interessato la storia della vita e la sua evoluzione, che si esprime attraverso la competizione e vari stadi di equilibrio dinamico.

Cercherò quindi di risponderti da mezzo profano ed in parole semplici. Dal punto di vista ecologico, un sistema è tanto più stabile e completo quanto maggiore è il numero delle sue componenti: semplificando in maniera brutale, oggi diremmo quanto maggiore è la sua biodiversità

Nel ruolo del bosco, entrano in gioco moltissimi fattori.

Il primo fattore è la tendenza di ogni specie vegetale (o di una mutua associaziine di poche specie) ad occupare tutto lo spazio disponibile a scapito delle altre. Esempio: Iimmagina una pineta, un grande boscvo di quercia o di faggio, un prato alpino: è lo stadio denominato "climax", cioè il massimo sviluppo dell'ecosistema a scapito della diversità specifica. Altrettanto"povera" e specializzata diviene l'associazione animale: pochi predatori ed erbivori di grande taglia, insetti ed uccelli specializzati su poche fonti alimentari.

Ora immagina un incendio, una valanga, una frana che aprano una ferita nel bosco: immediatamentesi lo spazio viene aggredito da nuove specie pioniere, o da vecchie specie che erano rimaste "latenti" aspettando la buona occasione. In pochi anni avrai un'esplosione di vita selvatica: erbacce, rovi, arbusti impenetrabili, giovani pini, faggi, querce, carpini in corsa per crescere per primi, insetti, scarafaggi, ragni, lucertole, serpenti, ratti ecc.. questa è BIOODIVERSITA'.
Ancora un esempio: lo scorso giugno, ero con i miei studenti di Scienze Ambientali sui prati di altura del Gran Sasso. grandi distese di "stipa tenacissima" (il nome è tutto un programma....), ginepro nano, un acero rachitico volato lì chissà come, genziana lutea e poco altro.
Improvvisamente, su di un poggetto roccioso nel centro della valle glaciale, un piccolo paradiso fiorito evariopinto: tra i cespi secchi di ginepro nano, decine di macchie fiorite, ciascuna di un colore e di un tipo diverso. Unica nota strana e stonata, alcune macchie di roccia pelata e bruciacchiata.
Ovviamente, ne abbiamo approfittato per una sosta, un panino ed un buon gotto di vino. Nel bel mezzo di tale idilliaco momento, un tuono improviso ed un nuvolone estivo ci hanno illuminato la mente e messo le ali ai piedi: quel poggetto così grazioso era il luogo prediletto dai fulmini, e su ogni ferita da loro lasciata nel manto erboso di stipa, si era insediata una diversa associazione vegetale, Questa è BIODIVERSITA'.

Ma non basta: il terzo elemento importante è determinato, all'opposto, dall'invecchiamento e dalla morte dei grandi alberi, che porta al terreno una enorme quantità di biomassa; tronchi marci, rami, foglie ecc. che nutrono le comunità di funghi ed insetti demolitori, vermi e quant'altro di viscido riusciate ad immaginare, i quali, loro volta, rendono nuovamente disponibili gli elementi nutritivi per l'ecosistema.
Un bosco "vetusto" può gemerare uno strato marcescente spesso oltre un metro, in cui trovano habitat moltissimi animali, piccoli roditori, rettili, uccelli, ma anche selvaggina di media taglia assolutamente da non disprezzarsi in umido con salvia, olive e vin rosso.

La morale è semplice: un ecosistema naturale è come una macchina complessa che funziona bene solo se completa di tutte le sue parti: se, armati di buona volontà, potiamo, diradiamo e rastrelliamo il bosco, raccogliamo e bruciamo i rami secchi e le sterpaglie per "fare pulizia", in realtà sottraiamo biomassa all'ecosistema per rimetterla in atmosfera come CO2.
Non stiamo facendo un'operazione ecologica, ma semplicemente modificando l'ambiente secondo il nostro senso estetico. In pratica, è come se smontassimo una Ferrari per farne un carrettino per la spesa. Può essere utile, ma lo preferisco nella versione originale.
Cara Edda, il tuo progetto mi piace moltissimo, in particolare per l'obiettivo di ricreare un abitat per insetti ed animali quasi scomparsi dal ciclo naturale nellearee ad agricoltura intensiva. Ti preannuncio che non sarà facile, perchè tra loro ci sono anche zanzare, ragni, serpenti, topi e scorpioni, tanto utili quanto invisi agli ecologisti da poltrona.
Se potremo esserti utili in qualche modo ne saremo felici, ed invito già da ora tutti i nostri amici a contribuire con le loro idee e la loro esperienza.

Un caro saluto

Antonio Moretti - coordinatore del comitato tecnico-scientifico degli Ambientalisti Liberal


lunedì 7 luglio 2008

per un concreto governo dell'AMBIENTE

Siamo tutti “ambientalisti” ed “ecologi”;
tutti amiamo la natura, il verde dei boschi, gli animali in libertà, la purezza delle montagne e l’azzurro del mare; tutti teniamo a vivere in un ambiente quanto più possibile gradevole ed incontaminato.


Ma non è solo questo l’ambientalismo: è anche un impegno concreto ad operare affinché questo avvenga, una responsabilità che dobbiamo alle generazioni future, un preciso dovere verso il Pianeta che ci nutre e ci sostiene.


Purtroppo molti dei tradizionali movimenti “verdi” negli ultimi anni stanno abbandonando il loro ruolo originario per rivolgersi sempre più ad una logica di partito e di potere, arrogandosi il diritto di parlare dell’ambiente come fosse “cosa loro”, spesso con limitate competenze e talvolta con effetti disastrosi sull’ambiente stesso. Per fare un esempio recente, è di questi giorni l’annuncio, accolto con entusiasmo dai partiti “verdi”, dell’accordo tra il governo USA, Argentina e Brasile, per la produzione massiccia di biodiesel “ecologico” da destinare al mercato americano; in realtà l’accordo condurrà in breve tempo ad una ulteriore distruzione della residua foresta amazzonica, per lasciare spazio alle coltivazioni dedicate alla produzione di carburante (mais OGM ecc).


È solo un esempio, purtroppo drammatico, di come certi gruppi o partiti possano approfittare della buonafede della gente, per l’esclusivo tornaconto di una minoranza economicamente forte.
Il movimento degli Ambientalisti Liberal nasce con l’obiettivo di riportare il benessere del Pianeta e dell’Uomo al centro dell’iniziativa politica, attraverso opere di salvaguardia, di valorizzazione e di sviluppo del territorio, in particolare verso quelle aree dove il patrimonio ambientale conserva ancora elevate valenze naturali.


Per questo obiettivo ci avvaliamo di un ampio comitato scientifico-tecnico, che raggruppa specialisti ed esperti di varie discipline e di diversa estrazione politica e culturale, con lo scopo di fornire adeguato supporto ed informazione alle iniziative politiche, in campo ambientale e non, degli amministratori locali, regionali e nazionali.
Siamo un movimento giovane e di giovani, ma dotato di profondi valori sociali e culturali, e per crescere abbiamo bisogno anche del vostro aiuto.
Per la salute dell’ambiente e per il benessere di tutti.

Il coordinatore del comitato tecnico scientifico
degli Ambientalisti Liberal

Antonio Moretti

Scandalo rifiuti: tra i cittadini campani dilaga la sindrome di BISB

Vari autorevoli personaggi che hanno avuto un ruolo nel determinare e gestire lo scandalo rifiuti continuano a lanciare appelli ai cittadini campani invitandoli a liberarsi dalla deleteria “Sindrome di NIMBY”, nota sigla che tradotta vuol dire “Non (la discarica) nel mio giardino”, e a collaborare per uscire dalla scandalosa emergenza rifiuti accettando il piano De Gennaro.

Negli ultimi anni ho frequentato assiduamente cittadini e amministratori comunali e mi sono reso conto che i cittadini della Campania non sono affetti dalla sindrome di NIMBY bensì da una nuova sindrome che dilaga irresistibilmente: si tratta della “Sindrome di BISB”.

Che vuol dire? Basta (B) con gli Incapaci (I), le Sanguisughe (S) e i Bugiardi (B).
E’ agevole riscontrare che lo scandalo rifiuti è visto in maniera totalmente differente da parte degli inquilini e frequentatori del “Palazzo” e da parte dei cittadini.
Da 14 anni la struttura speciale e potente del Commissariato Straordinario, creata dal Consiglio dei Ministri e mantenuta in vita acriticamente fino ad oggi, non è stata in grado di risolvere il problema della raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti in Campania. Sono state finanziate profumatamente le strutture commissariali, le opere finora realizzate, i trasporti e smaltimenti di rifiuti vari in Campania, fuori regione e all'estero. Le risorse finanziarie utilizzate sono risorse pubbliche e sono state alimentate dalla tassazione dei cittadini. Quindi i cittadini sono i finanziatori che hanno sostenuto il proliferare di tutto quanto ha girato attorno ai commissari straordinari nominati dai governi nazionali finora succedutisi ed espressione di varie coalizioni politiche. Si deve constatare che dopo 14 anni i costosi interventi non hanno risolto il problema rifiuti in Campania e che i governi non hanno mai fatto chiarezza sulle cause che impedivano la risoluzione dell'emergenza, reiterando ciecamente gli incarichi a vari Commissari Straordinari. Tale circostanza appare strana e fa sorgere il dubbio che i governi abbiano obbedito a comandi imposti da chi aveva forti interessi a mantenere attiva una lucrosa situazione. Il flusso di risorse finanziarie pubbliche ingoiato dall'emergenza-scandalo rifiuti è stato consistente. Sono stati realizzati impianti che dovevano essere CDR e che invece sono dei tritovagliatori che non hanno prodotto ecoballe con i requisiti imposti dalla legge vigente. E' in via di ultimazione l'inceneritore di Acerra in un sito già attualmente inquinato oltre i valori previsti dalla legge. Sono state realizzate discariche per accumulare rifiuti tal quale prodotti fuori legge dagli impianti definiti Ex CDR dallo stesso Commissario di Governo. E’ evidente che gli attori succedutisi nel ruolo di Commissario di Governo hanno dimostrato una palese incapacità. E’ palese che, di fatto, la Struttura Commissariale si è rivelata una efficace sanguisuga di risorse finanziarie pubbliche provocando un dannoso e grave inquinamento ambientale nelle aree urbane (nelle quali i rifiuti giacevano per lunghi periodi e spesso venivano incendiati nelle strade) e nelle aree circostanti le discariche eseguite spesso in siti non idonei determinando inquinamento del suolo e delle acque superficiali e sotterranee (ad esempio a Lo Uttaro vicino a Caserta e a Basso dell'Olmo sul fiume Sele).
Tali evidenti situazioni di inquinamento ambientale hanno ripetutamente determinato la diffusione a scala mondiale di un'immagine regionale squallida con conseguenti danni economici per le attività turistiche ed agricole e produttive in genere. I cittadini campani sono stati sottoposti per lunghi anni a ripetute situazioni di rischio sanitario e non hanno goduto del diritto alla salute previsto dall'articolo 32 della Costituzione Italiana.
Troppe volte rappresentanti di varie istituzioni hanno elargito promesse che non sono state mantenute. Tanto per fare un esempio, è dovuto intervenire personalmente il Presidente della Repubblica per garantire che alcune discariche sarebbero state definitivamente chiuse (Parapoti e Difesa Grande). Ora viene elusa la promessa presidenziale prevedendone la riapertura (Difesa Grande sicuramente, Parapoti come riserva).
Da questi e altri elementi trae origine la nuova “Sindrome BISB”.
I cittadini richiedono che si chiuda definitivamente lo scandalo rifiuti. Il nuovo piano appare un tappabuchi e non fa che istituzionalizzare definitivamente lo stato di “emergenza-scandalo rifiuti” condannando l’intera Campania ad una pericolosa recessione socio-economico-ambientale.
E’ evidente che, per la maggior parte dei cittadini, i rappresentanti di varie istituzioni sovracomunali, ordinarie e straordinarie, non sono più credibili.
A questo punto vi sono due possibilità. Continuare ad affidare le sorti della Campania a persone di rilevanza nazionale e locale che trascinerebbero la regione verso il degrado, aggravando pericolosamente la “Sindrome di BISB”, o fare emergere definitivamente dal percolato e dai rifiuti un territorio ricco di risorse umane, storiche, archeologiche, naturali e produttive uniche al mondo.
I cittadini reclamano, finalmente e decisamente, la seconda.
Attenzione, quindi, a non parlare più di sindrome di NIMBY. La vera e unica sindrome da esorcizzare è quella di BISB.

Franco Ortolani
Ordinario di Geologia
Università di Napoli Federico II
Gennaio 2008

lunedì 30 giugno 2008

Rifiuti e termovalorizzatori

Il 26.06.08, alle ore 15:00, si terrà sul canale delle libertà una puntata su rifiuti e termovalorizzatori, nella quale interverrà il Presidente degli Ambientalisti Liberal Silvano Vinceti, oltre ad altri importanti ed autorevoli ospiti.