mercoledì 16 luglio 2008

dal Veneto: UN PROGETTO PER L'AMBIENTE




mi presento:
sono Nedda Gilè, e sono presidente del New Frontiers Club, nato agli inizi degli anni '90 a Milano, dove ci siamo occupati prevalentemente di divulgazione ambientale, con lo stesso spirito del vostro movimento. Dopo una breve pausa a causa del trasferimento, abbiamo deciso di riattivare il club nel Comune di San Michele al Tagliamento (Ve), dove uno dei nostri soci fondatori ha messo a disposizione la sua casa rurale e un campo agricolo.
Abbiamo quindi deciso di realizzare un progetto di tipo naturalistico convertendo il campo agricolo in un parco botanico per scopi didattici. Ora abbiamo bisogno di collaboratori competenti che ci aiutino ad attuare questo progetto.

Il motto di questo progetto è: Per la salvaguardia della flora autoctona nelle zone rurali, per la riconversione dei campi a zona naturale, e per la ripopolazione degli insetti e altri animali, ormai scomparsi dal ciclo biologico.

Questo perché stiamo assistendo - nonostante il PAT - allo scempio di questa zona, coltivata a mais e soja per le bioenergie, malgrado qui la terra fertile sia speciale per i famosi asparagi bianchi di Bibione e il radicchio rosso e per i vitigni e altro.

Purtroppo i politici non se ne curano, sebbene vi sia la presenza di un senatore della commissione agricoltura che abita in questa zona!
Noi vorremmo poter sensibilizzare gli abitanti di questo Comune, che sono prevalentemente contadini che - proprio per questo - possono tutelare l'ambiente pur traendone dei benefici economici.

Il progetto nasce dalla disponibilità del terreno, di proprietà di uno dei soci fondatori e dal desiderio di dare l'esempio di come si può convertire un campo agricolo in ... qualcosa di meglio, nella speranza che altri vicini ci possano imitare.

Questa zona è sottoposta al P.A.T e perciò dovrebbe avere delle zone di rimboschimento per interrompere i tanti campi coltivati, soprattutto lungo il fiume e nella zona abitativa.
Come si può vedere dal progetto e dalle foto che allego, vorremmo creare il parco con piante autocnone e dedicare uno spazio per la sede del Club sistemando uno chalet alimentato a energia solare. L'optimun sarebbe di non utilizzare assolutamente materiale edilizio.

Chiedo perciò: c'è qualche esperto nel Movimento che ci possa dare dei consigli sia di carattere botanico che solare?

Vi ringrazio e vi saluto.
Nedda


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Cara Nedda,
passo il tuo progetto a tutto il gruppo, perchè sono sicuro che sarà letto con piacere.

per quello che mi riguarda, Io non sono un botanico (lo è mia madre) ma la passione "verde" mi ha da sempre portato ad approfondire l'argomento. in particolare, da geologo quale sono, mi ha sempre interessato la storia della vita e la sua evoluzione, che si esprime attraverso la competizione e vari stadi di equilibrio dinamico.

Cercherò quindi di risponderti da mezzo profano ed in parole semplici. Dal punto di vista ecologico, un sistema è tanto più stabile e completo quanto maggiore è il numero delle sue componenti: semplificando in maniera brutale, oggi diremmo quanto maggiore è la sua biodiversità

Nel ruolo del bosco, entrano in gioco moltissimi fattori.

Il primo fattore è la tendenza di ogni specie vegetale (o di una mutua associaziine di poche specie) ad occupare tutto lo spazio disponibile a scapito delle altre. Esempio: Iimmagina una pineta, un grande boscvo di quercia o di faggio, un prato alpino: è lo stadio denominato "climax", cioè il massimo sviluppo dell'ecosistema a scapito della diversità specifica. Altrettanto"povera" e specializzata diviene l'associazione animale: pochi predatori ed erbivori di grande taglia, insetti ed uccelli specializzati su poche fonti alimentari.

Ora immagina un incendio, una valanga, una frana che aprano una ferita nel bosco: immediatamentesi lo spazio viene aggredito da nuove specie pioniere, o da vecchie specie che erano rimaste "latenti" aspettando la buona occasione. In pochi anni avrai un'esplosione di vita selvatica: erbacce, rovi, arbusti impenetrabili, giovani pini, faggi, querce, carpini in corsa per crescere per primi, insetti, scarafaggi, ragni, lucertole, serpenti, ratti ecc.. questa è BIOODIVERSITA'.
Ancora un esempio: lo scorso giugno, ero con i miei studenti di Scienze Ambientali sui prati di altura del Gran Sasso. grandi distese di "stipa tenacissima" (il nome è tutto un programma....), ginepro nano, un acero rachitico volato lì chissà come, genziana lutea e poco altro.
Improvvisamente, su di un poggetto roccioso nel centro della valle glaciale, un piccolo paradiso fiorito evariopinto: tra i cespi secchi di ginepro nano, decine di macchie fiorite, ciascuna di un colore e di un tipo diverso. Unica nota strana e stonata, alcune macchie di roccia pelata e bruciacchiata.
Ovviamente, ne abbiamo approfittato per una sosta, un panino ed un buon gotto di vino. Nel bel mezzo di tale idilliaco momento, un tuono improviso ed un nuvolone estivo ci hanno illuminato la mente e messo le ali ai piedi: quel poggetto così grazioso era il luogo prediletto dai fulmini, e su ogni ferita da loro lasciata nel manto erboso di stipa, si era insediata una diversa associazione vegetale, Questa è BIODIVERSITA'.

Ma non basta: il terzo elemento importante è determinato, all'opposto, dall'invecchiamento e dalla morte dei grandi alberi, che porta al terreno una enorme quantità di biomassa; tronchi marci, rami, foglie ecc. che nutrono le comunità di funghi ed insetti demolitori, vermi e quant'altro di viscido riusciate ad immaginare, i quali, loro volta, rendono nuovamente disponibili gli elementi nutritivi per l'ecosistema.
Un bosco "vetusto" può gemerare uno strato marcescente spesso oltre un metro, in cui trovano habitat moltissimi animali, piccoli roditori, rettili, uccelli, ma anche selvaggina di media taglia assolutamente da non disprezzarsi in umido con salvia, olive e vin rosso.

La morale è semplice: un ecosistema naturale è come una macchina complessa che funziona bene solo se completa di tutte le sue parti: se, armati di buona volontà, potiamo, diradiamo e rastrelliamo il bosco, raccogliamo e bruciamo i rami secchi e le sterpaglie per "fare pulizia", in realtà sottraiamo biomassa all'ecosistema per rimetterla in atmosfera come CO2.
Non stiamo facendo un'operazione ecologica, ma semplicemente modificando l'ambiente secondo il nostro senso estetico. In pratica, è come se smontassimo una Ferrari per farne un carrettino per la spesa. Può essere utile, ma lo preferisco nella versione originale.
Cara Edda, il tuo progetto mi piace moltissimo, in particolare per l'obiettivo di ricreare un abitat per insetti ed animali quasi scomparsi dal ciclo naturale nellearee ad agricoltura intensiva. Ti preannuncio che non sarà facile, perchè tra loro ci sono anche zanzare, ragni, serpenti, topi e scorpioni, tanto utili quanto invisi agli ecologisti da poltrona.
Se potremo esserti utili in qualche modo ne saremo felici, ed invito già da ora tutti i nostri amici a contribuire con le loro idee e la loro esperienza.

Un caro saluto

Antonio Moretti - coordinatore del comitato tecnico-scientifico degli Ambientalisti Liberal


lunedì 7 luglio 2008

per un concreto governo dell'AMBIENTE

Siamo tutti “ambientalisti” ed “ecologi”;
tutti amiamo la natura, il verde dei boschi, gli animali in libertà, la purezza delle montagne e l’azzurro del mare; tutti teniamo a vivere in un ambiente quanto più possibile gradevole ed incontaminato.


Ma non è solo questo l’ambientalismo: è anche un impegno concreto ad operare affinché questo avvenga, una responsabilità che dobbiamo alle generazioni future, un preciso dovere verso il Pianeta che ci nutre e ci sostiene.


Purtroppo molti dei tradizionali movimenti “verdi” negli ultimi anni stanno abbandonando il loro ruolo originario per rivolgersi sempre più ad una logica di partito e di potere, arrogandosi il diritto di parlare dell’ambiente come fosse “cosa loro”, spesso con limitate competenze e talvolta con effetti disastrosi sull’ambiente stesso. Per fare un esempio recente, è di questi giorni l’annuncio, accolto con entusiasmo dai partiti “verdi”, dell’accordo tra il governo USA, Argentina e Brasile, per la produzione massiccia di biodiesel “ecologico” da destinare al mercato americano; in realtà l’accordo condurrà in breve tempo ad una ulteriore distruzione della residua foresta amazzonica, per lasciare spazio alle coltivazioni dedicate alla produzione di carburante (mais OGM ecc).


È solo un esempio, purtroppo drammatico, di come certi gruppi o partiti possano approfittare della buonafede della gente, per l’esclusivo tornaconto di una minoranza economicamente forte.
Il movimento degli Ambientalisti Liberal nasce con l’obiettivo di riportare il benessere del Pianeta e dell’Uomo al centro dell’iniziativa politica, attraverso opere di salvaguardia, di valorizzazione e di sviluppo del territorio, in particolare verso quelle aree dove il patrimonio ambientale conserva ancora elevate valenze naturali.


Per questo obiettivo ci avvaliamo di un ampio comitato scientifico-tecnico, che raggruppa specialisti ed esperti di varie discipline e di diversa estrazione politica e culturale, con lo scopo di fornire adeguato supporto ed informazione alle iniziative politiche, in campo ambientale e non, degli amministratori locali, regionali e nazionali.
Siamo un movimento giovane e di giovani, ma dotato di profondi valori sociali e culturali, e per crescere abbiamo bisogno anche del vostro aiuto.
Per la salute dell’ambiente e per il benessere di tutti.

Il coordinatore del comitato tecnico scientifico
degli Ambientalisti Liberal

Antonio Moretti

Scandalo rifiuti: tra i cittadini campani dilaga la sindrome di BISB

Vari autorevoli personaggi che hanno avuto un ruolo nel determinare e gestire lo scandalo rifiuti continuano a lanciare appelli ai cittadini campani invitandoli a liberarsi dalla deleteria “Sindrome di NIMBY”, nota sigla che tradotta vuol dire “Non (la discarica) nel mio giardino”, e a collaborare per uscire dalla scandalosa emergenza rifiuti accettando il piano De Gennaro.

Negli ultimi anni ho frequentato assiduamente cittadini e amministratori comunali e mi sono reso conto che i cittadini della Campania non sono affetti dalla sindrome di NIMBY bensì da una nuova sindrome che dilaga irresistibilmente: si tratta della “Sindrome di BISB”.

Che vuol dire? Basta (B) con gli Incapaci (I), le Sanguisughe (S) e i Bugiardi (B).
E’ agevole riscontrare che lo scandalo rifiuti è visto in maniera totalmente differente da parte degli inquilini e frequentatori del “Palazzo” e da parte dei cittadini.
Da 14 anni la struttura speciale e potente del Commissariato Straordinario, creata dal Consiglio dei Ministri e mantenuta in vita acriticamente fino ad oggi, non è stata in grado di risolvere il problema della raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti in Campania. Sono state finanziate profumatamente le strutture commissariali, le opere finora realizzate, i trasporti e smaltimenti di rifiuti vari in Campania, fuori regione e all'estero. Le risorse finanziarie utilizzate sono risorse pubbliche e sono state alimentate dalla tassazione dei cittadini. Quindi i cittadini sono i finanziatori che hanno sostenuto il proliferare di tutto quanto ha girato attorno ai commissari straordinari nominati dai governi nazionali finora succedutisi ed espressione di varie coalizioni politiche. Si deve constatare che dopo 14 anni i costosi interventi non hanno risolto il problema rifiuti in Campania e che i governi non hanno mai fatto chiarezza sulle cause che impedivano la risoluzione dell'emergenza, reiterando ciecamente gli incarichi a vari Commissari Straordinari. Tale circostanza appare strana e fa sorgere il dubbio che i governi abbiano obbedito a comandi imposti da chi aveva forti interessi a mantenere attiva una lucrosa situazione. Il flusso di risorse finanziarie pubbliche ingoiato dall'emergenza-scandalo rifiuti è stato consistente. Sono stati realizzati impianti che dovevano essere CDR e che invece sono dei tritovagliatori che non hanno prodotto ecoballe con i requisiti imposti dalla legge vigente. E' in via di ultimazione l'inceneritore di Acerra in un sito già attualmente inquinato oltre i valori previsti dalla legge. Sono state realizzate discariche per accumulare rifiuti tal quale prodotti fuori legge dagli impianti definiti Ex CDR dallo stesso Commissario di Governo. E’ evidente che gli attori succedutisi nel ruolo di Commissario di Governo hanno dimostrato una palese incapacità. E’ palese che, di fatto, la Struttura Commissariale si è rivelata una efficace sanguisuga di risorse finanziarie pubbliche provocando un dannoso e grave inquinamento ambientale nelle aree urbane (nelle quali i rifiuti giacevano per lunghi periodi e spesso venivano incendiati nelle strade) e nelle aree circostanti le discariche eseguite spesso in siti non idonei determinando inquinamento del suolo e delle acque superficiali e sotterranee (ad esempio a Lo Uttaro vicino a Caserta e a Basso dell'Olmo sul fiume Sele).
Tali evidenti situazioni di inquinamento ambientale hanno ripetutamente determinato la diffusione a scala mondiale di un'immagine regionale squallida con conseguenti danni economici per le attività turistiche ed agricole e produttive in genere. I cittadini campani sono stati sottoposti per lunghi anni a ripetute situazioni di rischio sanitario e non hanno goduto del diritto alla salute previsto dall'articolo 32 della Costituzione Italiana.
Troppe volte rappresentanti di varie istituzioni hanno elargito promesse che non sono state mantenute. Tanto per fare un esempio, è dovuto intervenire personalmente il Presidente della Repubblica per garantire che alcune discariche sarebbero state definitivamente chiuse (Parapoti e Difesa Grande). Ora viene elusa la promessa presidenziale prevedendone la riapertura (Difesa Grande sicuramente, Parapoti come riserva).
Da questi e altri elementi trae origine la nuova “Sindrome BISB”.
I cittadini richiedono che si chiuda definitivamente lo scandalo rifiuti. Il nuovo piano appare un tappabuchi e non fa che istituzionalizzare definitivamente lo stato di “emergenza-scandalo rifiuti” condannando l’intera Campania ad una pericolosa recessione socio-economico-ambientale.
E’ evidente che, per la maggior parte dei cittadini, i rappresentanti di varie istituzioni sovracomunali, ordinarie e straordinarie, non sono più credibili.
A questo punto vi sono due possibilità. Continuare ad affidare le sorti della Campania a persone di rilevanza nazionale e locale che trascinerebbero la regione verso il degrado, aggravando pericolosamente la “Sindrome di BISB”, o fare emergere definitivamente dal percolato e dai rifiuti un territorio ricco di risorse umane, storiche, archeologiche, naturali e produttive uniche al mondo.
I cittadini reclamano, finalmente e decisamente, la seconda.
Attenzione, quindi, a non parlare più di sindrome di NIMBY. La vera e unica sindrome da esorcizzare è quella di BISB.

Franco Ortolani
Ordinario di Geologia
Università di Napoli Federico II
Gennaio 2008